19 ottobre 2015

"Fornace Penna " - Sampieri -


Fornace Penna
Sampieri 


La Fornace Penna fu realizzata tra il 1909 ed il 1912 su progetto dell'ingegnere Ignazio Emmolo, che si laureò in matematica a Catania e in ingegneria civile a Napoli nel 1895. Creando la società con l'appoggio del barone Guglielmo Penna, scelse il sito di "Punta Pisciotto" a ridosso del mare, per i seguenti motivi:
il fondale sufficientemente profondo da consentire l'attracco delle navi[1],
la presenza della ferrovia,
la vicina cava di argilla, a circa 200 metri, per la materia prima,
la disponibilità di abbondante acqua da una sorgente carsica locale.
Lo stabilimento produceva laterizi che venivano esportati in molti paesi mediterranei: gran parte di Tripoli (Libia) dopo la guerra del 1911 fu costruita con laterizi del "Pisciotto" . Si lavorava dalla sei del mattino sino all'imbrunire, da maggio a settembre; con le prime piogge la Fornace Penna veniva chiusa. Vi hanno trovato occupazione un centinaio di operai in età compresa tra i 16 e i 18 anni. La cessazione dell'attività dello stabilimento avvenne durante la notte del 26 gennaio 1924, a causa di un incendio doloso che lo distrusse in poche ore.
Una lettera abbandonata attribuisce il gesto ai socialisti, mentre un'altra ipotesi adombra il sospetto di una vendetta interna alle file fasciste.
A testimonianza di quel passato produttivo sono rimasti solo dei ruderi: " 'o Pisciuottu ", così è chiamato l'antico stabilimento dagli abitanti del luogo; e nel passare inesorabile del tempo, disgregandosi silenziosamente e con discrezione, La Fornace Penna attende un suo destino. Da sempre questo edificio è stato al centro di grandi polemiche e dibattiti: tra le proposte di modificarlo in albergo o quelle di farlo divenire un luogo culturale o, semplicemente, di mettere in atto un restauro di mantenimento. Negli ultimi anni, grazie anche al fascino delle sue rovine, la Fornace Penna è stata utilizzata come set cinematografico: "La Mànnara", come viene nominata la località dove sorge la fabbrica, in un episodio dello sceneggiato televisivo Il Commissario Montalbano.


Fornace Penna

contrada Pisciotto a Sampieri,
 frazione del comune di Scicli in provincia di Ragusa.


17 ottobre 2015

Quartiere Sienia - Pozzallo nella storia



(Foto Assenza)



 Il quartiere Sienia è un'altro rione antico , il suo termine deriva dall'arabo "Sanijah "e significa 
" recipiente d'acqua". 
Il significato generale è " zona di pozzi ".
Da qui si ripartivano le strade principali che portavano a Modica , Scicli e Spaccaforno .
 Era considerata la piazza d'ingresso del paese con a centro un pozzo d'acqua dolce. 
Una zona della Sienia era nota con il nome di 
" Vignazza " .
 Si chiama così per la presenza di filari di viti coltivate dagli abitanti del luogo.
Sempre in questa zona ,precisamente in 
via Mazzini , esistevano dei fossi dove veniva conservato il grano prima di essere spedito.
 La sienia viene ricordato dagli anziani come un attivo centro commerciale.
Nei ricordi del quartiere c'è pure la festa della croce che si è svolta fino agli anni 50 e 
si celebrava ai primi di maggio.
Il termina Sienia col tempo ha subito delle piccole modifiche e oggi il quartiere si 
chiama Senia. 

(Foto Assenza)



16 ottobre 2015

"U' UTTARU".....IL Bottaio - - Pozzallo nella storia


  Antichi mestieri scomparsi

 "U' UTTARU".....


IL Sig.Giuseppe Rosa detto
"U' UTTARU".....

Un'altro pezzo della storia ...
U "ZU Pippinu u Uttaru...

Bravissima persona
era il re delle botte e riparava tutto 

Assistere al suo lavoro era un divertimento, 
specie quando travasare il mosto nella cosiddetta 
''campana''.
 Un vero conoscitore di vini. 

Lu uttaru era uno dei mestiere poco noto, ma chi lo esercitava doveva conoscere le tecniche e l'uso dei materiali. 
Maestri indiscussi, erano "li uttari ". 
Il legno più adatto per meglio conservare sia l'aroma che il colore era il rovere o il castagno. 
Dai tronchi ben stagionati ne ricavavano delle doghe che lavorate con vera maestria, in modo che, accostate le une alle altre, formassero un cerchio di legno e non si lasciasse filtrare 
una sola goccia di liquido. 
Le due estremità della botte "li cuperchi" o "tamapagni" 
erano anche essi fatti con fasce di legno. 
Per meglio tenere e far legare le fasce si realizzavano dei cerchi di ferro di diametro diverso che collocava con perizia sulla botte. 

L'utilizzazione di tinelle, utticeddre, utti e uttuni era tanta.

La piazza era il punto preferito - re uttari- che arrivavano in coppia per rendere più agevole lo scarico della merce, in genere a fine Agosto alcune settimane prima della vendemmia, quindi proprio nel periodo in cui si aveva maggior bisogno di nuove botti, barili, barilotti, tini, damigiane, bottiglioni, tutto veniva sistemato per terra e diviso per settori allo scopo di facilitarne la scelta.
Oltre e uttari ambulanti c erano quelli locali molto bravi conoscitori del mestiere.. 
Anche su ordinazione fabbricavano botti di tutte le dimensioni le loro Putie si trovavano tutte nella zona antica, delimitata dall inizio di via Rapisardi un tempo via Depretis e dalla Vignazza, dalla Senia e dalla prima parte di 
via Mazzini. 
Le prenotazioni arrivavano anche in altre periodi dell anno dato che dalle nostre parti molte famiglie erano proprietari di vigneti o lenze come venivano chiamate un tempo 

Giuseppina Occhipinti - Pozzallo nella storia

Chi ha conosciuto
a 'Za Pippina Uoccipinti ?

A Pozzallo tutti !!
la chiamavano la donna dalle mani di fata.
Quante slogature ha sistemato a za Pippina,
 a quei tempi più di un ortopedico e fisiatra messi insieme.


In questa foto :
con le due sorelle - da dx.  a 'Za vannina - a 'Za Puppina e - a' Za thresa
Giovanna - Giuseppina - Teresa
                                   


il vigile urbano - Pozzallo nella storia


Carmelo Privitera


Vigile Urbano a Calesse


I Vigili Urbani di Pozzallo agli inizi degli anni 80
da sn. Franco Campo, Salvatore Paternò, Domenico Blandino,
Rosario Iozzia, Giuseppe Monte, Salvatore Agosta, Giovanni Caruso,
Costantino Salvino, Rosario Ciacera Macauda


14 ottobre 2015

IL Caricatore - Pozzallo nella......Storia




La zona tra Pozzallo e Santa Maria del Focallo, come accertato da Paolo Orsi, risultava abitata da contadini e pescatori già in epoca bizantina: l'archeologo trentino rinvenne lungo la costa compresa tra Pietre Nere e Santa Maria del Focallo alcuni ruderi , tra cui quello di un forno, risalenti al XII secolo.
Nel 1908 fu inoltre ritrovato in un terreno di proprietà del marchese (e in seguito podestà) Corrado Tedeschi un recipiente con all'interno 600 monete romane.
Circa 400 di esse furono trafugate, mentre le restanti 229 furono studiate da Orsi
 che le datò tra il 72 e il 249 d.C.
 Alla fine del XIX secolo fu ritrovata nella zona dello Scaro un'antica tomba messena, risalente alla terza guerra messenica e 
appartenente ad un re.
 Verso la fine del XIV secolo della zona compresa tra Capo Passero e Punta Regilione si interessò Manfredi III Chiaramonte, conte di Modica.
Nella zona erano presenti dei magazzini in disuso, che Manfredi aveva intenzione di valorizzare per costruire un porto strategico per la rotta verso Malta. Tuttavia nel 1391 Manfredi morì e il progetto fu ripreso da suo figlio Andrea, che costruì un Caricatore, un complesso di magazzini che comprendeva pontili e scivoli per l'imbarco di merce (specialmente frumento) 
sui velieri


I magazzini del Caricatore negli anni cinquanta
prima della completa demolizione

Caricatore: uno dei magazzini ancora esistenti, anni '90 - Dall'apertura sotto la finestra partivano i grandi "canaloni" di ferro, le "tremoje" (tremoggie). Consentivano di versare direttamente sulle barche di aleggio, che potevano comodamente addentrarsi nelle grotte, il frumento destinato all'imbarcazione. Dopo l'ultimo restauro, l'apertura è stata misteriosamente rimossa (vedi foto nei commenti). C'è da chiedersi chi sia stato l'artefice di tale scempio, capace di cancellare uno degli elementi imprescindibili del racconto storico del magazzino e di tutto l'antico porto.



  Magazzini Caricatore "Pozzallo"

 In seguito Martino I di Aragona ordinò l'invasione della Sicilia e mise a capo delle truppe Bernardo Cabrera che nel 1392 conquistò l'Isola e fece decapitare Andrea per alto tradimento; per premiarlo, il re aragonese lo nominò Grande Ammiraglio del Regno di Aragona e gli concesse il territorio della Contea di Modica. Cabrera ampliò il caricatore e costruì la piana dei fossi, una serie di fossati capaci di contenere migliaia di salme di frumento[4]. Quando morì, la contea passò al figlio Giovanni Bernardo Cabrera, che chiese l'autorizzazione per poter costruire una torre di difesa per difendere la zona dalle incursioni dei pirati, che solevano nascondersi nelle rade di Raganzino, Maganuco e Cala Brigantina; il Decreto di Erezione della Torre è datato 1429 ad opera di Tommaso Fazello, che attribuisce erroneamente la costruzione a Bernardo e non al figlio Giovanni Bernardo. La Torre del Pozzallo, in seguito denominata Cabrera, aveva mura esterne spesse due metri ed era lambita dal mare su un lato. Dopo la separazione da Modica, Pozzallo conobbe un decollo economico e commerciale, con la costruzione di alcune strade (la rotabile Pozzallo-Modica, la Pozzallo-Spaccaforno e la Pozzallo-Scicli, nonché, in territorio comunale, la via Scaro e il Lungomare Pietrenere e l'affermazione di alcune famiglie borghesi (i Pandolfi, i Giunta, gli Avitabile e i Polara-Tedeschi che controllavano le attività commerciali del comune

lL Caricatore era formato ,oltre dai pontili, da magazzini-depositi denominati "Zarbatana ". 
I Chiaramonte , divenuti signori della Contea di Modica ( 1296-1392 ) ,furono i primi ad intuire che Pozzallo , con la sua ampia spiaggia e la sua posizione, poteva essere di strategica importanza per gli interessi della Contea e diventare un porto mercantile per la commercializzazione dei suoi prodotti verso Malta e verso altri paesi del Mediterraneo. 
Nella parte di costa compresa tra la spiaggia Pietre Nere e la " Balata " fu costruito il 
" Caricatore " un complesso formato 
da magazzini 
tutti edificati sulla costa , dove venivano convogliati i prodotti della contea 
(carrube,grano,orzo,canapa,olio,formaggio e bestiame) e da una serie di pontili e scivoli, per l'imbarco dei prodotti sui velieri. Pozzallo ben presto divenne uno degli scali più importanti della Sicilia. Sotto i conti " Cabrera ", succeduti ai Chiaramonte nel 1392 , furono costruiti nuovi magazzini e un pontile per l'ormeggio dei velieri. Nel 1429 il " caricatore " divenne 
" Regio Caricatore " . 
Durante la querra mondiale i magazzini furono usati come dormitorio per 1200 prigionieri tedeschi.

Nel 1693 la Torre crollò in seguito ad un terremoto. Fu ricostruita applicando alcune modifiche al progetto originale. Oggi la torre è Monumento Nazionale, ed è riportata sullo stemma della città di Pozzallo. Per una questione estetica, alcune finestre originali sono state ricostruite totalmente attenendosi il più possibile alla forma originale.

L' iter travagliato dello stemma di Pozzallo è durato ben sette anni , dal 1931 al 1938. 
Nel maggio del 1931 era stata chiesta la concessione di uno stemma costituito da una Torre quadrangolare d' argento in campo azzurro con una stella in alto a destra e con il motto " Secundus Ventis ". Tale stemma concesso nel maggio del 1933, non soddisfa tuttavia l'amministrazione comunale . Infatti, il 22 agosto 1934 il Podestà invia al prefetto una lettera con cui si chiede di inserire nello stemma una 
goletta , posta accanto alla torre nel basso cantone destro o sinistro, perchè è la 
goletta , simbolo del paese eminentemente marinaro , che spiega il motto 
" Secundus Ventis " . Dopo tanti appelli e battaglie cartacei , viene accettata la richiesta di inserire la goletta nello stemma, 
siamo nel 1936 . Nel 1937 viene riconosciuto al comune il diritto di far uso di uno stemma e di un Gonfalone .

Articolo tratto dal libro " Pozzallo città di mare ".










- Don Pietro Armenia -


DON Pietru Armenia 


DON Pietru re gelati:
Ogni mattina la sua "voce" era particolarmente attesa dai bambini mentre , nel pomeriggio, faceva da sfondo sonoro al riposo dei più grandi: il suo passaggio significava però gradevolezza. 
Per tutti si trattava in fondo di un appuntamento quotidiano al quale molti erano da tempo abituati. L'eco della sua voce ne segnalava peraltro la vicinanza: don Pietro Armenia spuntava infatti pedalando il suo carrettino bianco, montato su tre ruote di bicicletta che ne facilitavano gli spostamenti. 
Nel suo interno vi erano installati dei pozzetti di metallo, cilindrici e con coperchio a cupola, colmi di granita di limone o mandorla, che veniva tenuta in densità costante dal ghiaccio frantumato che avvolgeva i contenitori.
Durante il " filinona " , protagonista diventava però il gelato: per difendersi tuttavia dal sole cocente, don Pietro si fermava all'ombra delle case, dove veniva raggiunto dai bambini con i soldi in mano.
Gli accoglieva sempre sorridendo e con tanta voglia di chiacchierare: fra l'altro, quando si accorgeva che qualcuno se ne stava appartato, con dolcezza gli faceva segno di avvicinarsi per offrigli il gelato, felice in cuor suo di avergli dato una gioia seppur momentanea. 
Rientrava a casa all'imbrunire, quando i recipienti erano ormai vuoti.
IL 25 luglio 1998 la famiglia volle festeggiare i quarant'anni di attività, vestendo a festa la Gelateria Santa Rita, aperta nel 1957 in via Studi 54: offrendo logicamente gelati a tutti , al suono della Banda Cittadina, mentre la gente del vicinato riempiva la via , ornata di 
festoni e luminarie. 
Dopo appena una settimana , egli cessava di vivere per una malattia il 1°agosto 1998 all'età di 78 anni.
 

DON PIETRU Cosa dire! L'uomo che ha spezzato il silenzio di quei tristi filinoni estivi.... 20 £ il gelato....al limone cioccolato e vaniglia....la gentilezza della persona... il grande Don Pietru re gelati ...POESIA... Don Pietru ...e' ancora vivo nel ricordo dei pozzallesi..
 



Biagia - Silvana ❤ La Storia di Pozzallo_3 Silvana La Pira_3

                         - Silvana La Pira -

anticamacina

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