04 dicembre 2013

" POZZALLO "


Insegna di Benvenuto

Pozzallo possiede una economia
prevalentemente marittima,
essendo un importante centro
peschereggio e principale scalo
del capoluogo Ragusa.
   Non mancano attività 
                agricole e commerciali.             
                                                                            
Famosa è, per esempio,la
produzione delle rinomate carrube,
utilizzate in tutta l'Europa come
addensanti naturali 
per dolci e gelati.


Castello Di Martino

La costruzione iniziò su commissione della famiglia Di Martino intorno al 1930, ma non venne mai completato e sorge in rovina di fronte al porto, su una collinetta. Per qualche anno, 
fino al 2012, ha ospitato la Via Crucis vivente.


 Municipio

Il Palazzo, dedicato a Giorgio La Pira, fu architettato da Giovanni Raimondi e la costruzione iniziò nel 1923, 
per terminare nel 1926.
Conserva la caratteristica forma a "U", con l'aggiunta di due corpi laterali. Annesso al palazzo è la Villa Comunale, in cui sono presenti numerose specie vegetali, tra cui 
palme, oleandri e fichi.
Dal 1928 è utilizzato come Municipio.
Nella piazzetta del municipio si trova una mappa del comune di Pozzallo, nella quale vengono evidenziati con un colore più scuro il palazzo e 
la Chiesa Madre.


Lungomare Pietre Nere

 La principale spiaggia di Pozzallo è il Lungomare Pietre Nere, ampia e ben attrezzata, durante la stagione estiva, per ogni tipo di divertimento.
 Sul lido Pietre Nere potrete infatti trovare numerosi stabilimenti con tutti i comfort per trascorrere una rilassante giornata di mare, ma anche attrezzature sportive, come campi da beach volley e molto altro. 
Il Lungomare Pietre Nere presenta anche un’altra caratteristica molto apprezzata: confina esattamente con il centro di Pozzallo, e 
in particolare
 con Piazza della Rimembranza e 
Corso Vittorio Veneto. 
Ciò significa che vi troverete ad un passo dai più importanti monumenti della città e dai numerosissimi locali pronti ad accogliere il vostro appetito o la vostra 
voglia di divertimento.  
                               

Monumento ai Caduti.

Piazza delle Rimembranze, c’è un Il Monumento ai Caduti. Realizzato ed eretto nel 1928 da Benedetto D’Amore, circondato, ai lati della piazza, da ben quarantasei palme, tante quanti furono gli eroi (marinai) caduti 
nella I guerra mondiale. Il monumento di Pozzallo è un soldato che, nudo e fiero, con le natiche sodissime e strettissime, guarda verso il mare che ha di fronte e, di tanto in tanto, con commiserazione, ai tantissimi perditempo che non fanno altro che passiare 
su e giù per la Piazza.
Le sue mani vanno al timone che oltre che a simboleggiare il suo essere soldato di mare, ha il compito di nascondere, del timone, la barra che, nel 1928, doveva obbedire a un certo dettato che la voleva molto virile e fin troppo ottimista.
Il monumento ai caduti di Pozzallo non faceva eccezione. Piero Chiara, il quale sosteneva che attraverso questi monumenti, muovendosi su e giù per l’Italia, si sarebbe potuta addirittura scrivere una Storia d’Italia, in tono minore certo, un po’ grottesca ovvio, ma certamente molto, molto aderente allo spaccato del paese mai nazione, raccontava di un certo monumento che per troppa virilità venne censurato dal vescovo che lo avrebbe dovuto benedire il giorno dell’inaugurazione. Lo scultore,
 quindi, dovette procedere alla realizzazione di una foglia di fico 
in lamiera posticcia da apporre 
sopra a tanta virtù.
Una botta di vento, però, alla sera ripristinò il vigore autentico.  


Piazza delle rimembranze

Piazza delle rimembranze è il cuore del paese.
Circondata da 46 palme, ognuna di esse rappresenta un nostro caduto in guerra.
Sempre viva in qualsiasi momento 
della giornata!
Il martedì offre il mercatino dei 
coltivatori diretti, nel periodo natalizio piccoli stand locali, e in estate concerti e la 
sagra del pesce.
Nei dintorni trovi un po di tutto...
fastfood, farmacia,
 banca e ristorantini..


Bellamagna - Benarifi: 

La contrada Bellamagna, non lontano dalla direttrice Modica-Pozzallo, si trova in un’area dalla quale si dominano quasi tutto il territorio che degrada fino al mare ed un ampio tratto di costa che va da Porto Ulisse fino a Donnalucata.
Il sito è interessato da una vasta necropoli a grotticelle artificiali, in parte riutilizzata da una necropoli tardoantica con piccoli ipogei e fosse sub-divo: nel piano di deposizione delle tombe 65, 73 e 44, infatti, è stato ricavato un loculo. Le tombe riferibili alla cultura castellucciana sono distribuite, in prevalenza, sopra e sotto la strada carreggiabile Bellamagna - Zimmardo che ha tagliato la necropoli. Sono state censite ottantasette tombe, di cui settantanove disposte nelle balze lungo questa strada e con orientamento prevalente a Sud e Sud - Est, le altre si trovano distribuite disordinatamente lungo il braccio di strada che piega verso la case Benarifi e la cava Giarrusso: alcune di esse (tombe 85-87) sono state tagliate 
proprio dalla strada.
La tipologia tombale canonica si riscontra in circa trentaquattro tombe; nella t. 44, t. 69 e t. 72 sono presenti anche delle nicchie. In particolare si segnalano la t. 5 che presenta una risega, che fa quasi da cornice, nell’ingresso più interno posto tra anticella e cella, la t. 15 e la t. 17 con celle a pianta subrettangolare. Un gruppo di tombe affiancate - nn. 18, 19, 21, 23 e 26 - presenta una comune caratteristica che è costituita da una canaletta che gira attorno all’imbocco ed in qualche caso è presente anche una canaletta scavata nella soglia: sembra che in questa parte della balza rocciosa sia stato particolarmente avvertito il problema del deflusso delle acque. Infine si segnalano la t. 42 per l’ingresso caratterizzato da una cornice e, soprattutto, la t. 29 con prospetto decorato con due coppie di lesene ai lati dell’ingresso.
Interessanti risultano anche alcuni tentativi di escavazione non portati a termine come le tombe 52, 71 e 77 con ampi padiglioni, anticelle e quindi minuscole celle inutilizzabili. In totale le tombe lasciate allo stato incoativo sono una dozzina. Il resto delle tombe è a pianta circolare o subcircolare, del tipo a forno.


La Fontana

La famosa fontana all’incrocio tra via Rapisardi e via dell’Arno, realizzata con un manufatto raffigurante quattro grandi pesci, non c’è più. Delfini o sogliole giganti? Il dilemma è durato anni. Piazzata in bella mostra nella rotatoria di ingresso in città, fu realizzata a suo tempo in lamierino di ferro. Materiale che, a contatto con l’acqua, è risultato assolutamente inadatto. Più volte i soliti buontemponi si sono divertiti a riempire la vasca di detersivo. Quasi a voler simbolicamente liberare dalla ruggine quei poveri e “anonimi” pesci. Nei giorni scorsi alcuni operai del Comune, con l’ausilio di una gru, se la sono portata via come ferro vecchio.“Ecco come vengono spesi i nostri soldi – esclamano due pensionati assidui frequentatori della piazzetta Padre Pio – mentre la fontana viene divelta; il progetto è costato alcune decine di migliaia di euro che avrebbero potuto essere spesi per finalità sociali”. Oggi, in piena crisi economica ed occupazionale, è fatale che i cittadini, appartenenti alla categoria dei comuni mortali, dimostrino ad ogni occasione una forte disaffezione nei confronti delle istituzioni. Che, purtroppo, rischia di diventare irreversibile. “L’azzeramento della fontana – dicono in molti – oltre ad avere messo la parola fine 
ad uno spettacolo sinceramente brutto a vedersi, ha prodotto probabilmente anche un certo risparmio per le casse del Comune, considerati i costi da sostenere per la manutenzione ordinaria, la pulizia ed il consumo di acqua”.


Chiesa di Santa Maria di Portosalvo

La chiesa fu costruita nel 1746 su uno sperone di roccia adiacente al mare, dai primi abitanti che si stanziarono a Pozzallo. La chiesa venne eretta a parrocchia nel 1886, venne danneggiata durante la seconda guerra mondiale, fu sconsacrata in occasione del restauro (finanziato dalle offerte della principale famiglia borghese della zona, gli Avitabile) e venne riaperta il 15 ottobre 1951. Dopo una lenta decadenza, si decise per il restauro della chiesa, che terminò nel 2007. 
Alla vecchia struttura è stato aggiunto il campanile ed è stata aggiunta una facciata, 
nel lato nord,in stile moderno.

15 novembre 2013

" Antichi proverbi "



Di Natali a Santu Stefanu. 
Da Natale a Santo Stefano. 

Si usa a proposito di un nuovo acquisto che si rompe subito, 
per es. nell’espressione mi è durato da Natale a Santo Stefano, 
cioè nello spazio di un solo giorno.

 Ci voli cipuddra pi arziari. 
Ci vuole cipolla per bruciare (sott. gli occhi)

 proverbio in uso quando si vuole giustificare il comportamento
 apparentemente anomalo di una persona:
 alla base c’è a volte una sofferenza, una malattia, un lutto, etc…
 Mai limitarsi alle apparenze.

 Avanti li mà dienti ca li mà parienti. 
Meglio i miei denti che i miei parenti. 

Altro proverbio da includere nella lista nera, 
dal momento che invita a dimenticare la solidarietà familiare. 
Parienti serpenti. 
Cfr. il pressochè identico proverbio usato 
in tutta Italia,
 parenti serpenti.

 La calunia ci fu e la morti vinni. 
La scusa c’è stata e la morte venne. 

Proverbio che commenta i malanni che colpiscono una persona molto anziana e 
che propiziano spesso la sua dipartita.
 O ti mangi sta minescia, o ti ietti dilla finescia.
Cfr. il pressochè identico proverbio usato 
in tutta Italia, 
o mangi questa minestra, o ti getti dalla finestra.

 Chissa è la ‘zzita: orba, ciunca, struppiata.
 Questa è la fidanzata: cieca, zoppa, storpia. 

Al tempo dei matrimoni combinati o per procura poteva toccare i
in sorte una fidanzata non proprio in 
ottima forma! 
Proverbio che si usa come invito alla rassegnazione,
 ovviamente in un contesto diverso dall’originario.

 Chiù scuru di mezzannotti nun po’ fari.
 Più buio di mezzanotte non può fare. 

Una splendida esortazione a coltivare
 la speranza anche nei momenti bui.

 Quann’è otta, sanguinazzu.
 Quando è l’ora si fa il sanguinaccio.

 Detto che raccomanda di pensare
 alle cose al momento debito.

 Facci senza culuri, o sì boia o sì tradituri. 
Faccia senza colore, o sei boia o sei traditore.

Non servono altri commenti!
 Quannu li scorci caminanu, li favi su chjini.
 Quando le bucce sono in giro 
(letteralmente camminano), 
le fave sono mature. 
Da usarsi per avvalorare delle dicerie, o, 
più spesso delle maldicenze 
su un fatto accaduto.

 Cu havi lingua passa lu mari.
Chi ha lingua passa il mare. 

Il proverbio consola chi deve fare un lungo viaggio
 in un paese sconosciuto 
sulla buona riuscita dello stesso.

Fa lu fissa pi nun pagari la duana.
 Fa lo gnorri per non pagare la dogana.

 L’adagio viene recitato quando si è in 
presenza di un bugiardo… 
molto poco attendibile!

 Dilli parrini si piglianu li vini. 
Dai padrini si ereditano le vene. 

Proverbio solo vero in certi casi, 
ed ovviamente in senso metaforico!

 L'uecchiu di lu patruni 'ngrassa lu cavaddru. 
L’occhio del padrone ingrassa il cavallo: 

qui occhio va inteso come metafora di una vigilanza e di un’attenzione
 partecipe verso ciò di cui si ha cura. 



" Proverbi siciliani "


Antichi proverbi 


Quartara rutta campa cent’anni.
 Il vaso rotto campa cent’anni.

Questo proverbio riguarda sia un eventuale oggetto o macchina difettosa, 
sia metaforicamente chi è colpito da 
qualche malattia, 
una forma di incoraggiamento che trova spesso conferme nei fatti.

Arrena lu sceccu unni voli lu patroni. 
Trascina l’asino dove vuole il padrone:
 il proverbio va riferito all’obbedienza dei figli verso il genitore e più in generale al rispetto gerarchico per il superiore, secondo la concezione della società patriarcale ed autoritaria di un tempo.

 Lu sceccu ca s’avanta nun vali mancu ‘nna lira.
 L’asino che si vanta non vale neanche una lira.
Detto coniato molto prima dell’entrata in scena del famigerato Euro, sferza i presuntuosi, gli arroganti e i vanitosi così di moda nella nostra società nell’apparire e non dell’essere,
 come tale non cessa mai di essere attuale.

 Cilò cilò lu pièiu è lu tò. 
Cilò cilò (termine privo di un particolare significato) il peggio è tuo.
 Si usa per commentare l’annuncio di una scelta che si vuole denigrare.

 Asini e picciliddri ‘Ddiu l'aiuta.
Dio aiuta asini e bambini;
 questo splendido proverbio getta luce sulla concezione evangelica di Dio come protettore dei poveri in spirito, tuttavia c’è un altro risvolto, nel senso che il detto accompagna la persona maldestra o stolta, bisognosa eccome di un intervento divino, considerata la sua 
condizione di svantaggio!

Aranci aranci, cu l’avi si li chianci. 
Aranci aranci, chi c’è li ha se li piange.
 Proverbio che indica il rifiuto di partecipare 
al dolore altrui,
come tale non sembra 
particolarmente simpatico.

 Agnieddru a ‘ssucu… e finì lu vattiu. 
Agnello al sugo… ed è finito il battesimo.
 Le feste in famiglia, anche le più solenni,
 all’epoca dei nostri bisnonni si svolgevano 
con estrema parsimonia.
 Per i più fortunati c’era un semplice 
pranzo a base di carne, 
così rara nei ceti medio-bassi al punto che la sua apparizione sembrava già un evento nell’evento. L’adagio recita che anche le cerimonie e i banchetti si riducono a ben poco, 
finito il piatto forte…
Ma il proverbio è adattabile a molti 
differenti contesti.

Avanti nivuru pani ca nivura fami. 
Meglio pane nero che nera fame; 
è un invito a nutrirsi di quel che si ha davanti in caso di necessità, 
ad accontentarsi delle piccole cose invece di pretendere mari e monti.

Cielu a picurinu si nun chiovi oi, 
chiovi a lu matinu.
 Cielo a pecorelle, se non piove oggi, piove l’indomani mattino: 
chiaro riferimento meteorologico, 
del genere “rossura di sera, bel tempo si spera”!

A Santa Lucia un cuecciu di cuccia. 
A Santa Lucia un chicco di cuccia. 
Il proverbio si riferisce al timido aumento delle ore di luce riscontrabile
 effettivamente dal 13 Dicembre in poi.
 Molto bella è l’allusione alla Cuccìa, 
pietanza tipica del giorno consacrato alla 
martire siracusa Lucia,
 a base di grano bollito e condito con 
olio e zucchero o sale.

A Natali un passu di cani.
 A Natale un passo di cane.
 Può essere definito un sequel (continuazione) del precedente adagio, 
in quanto a Natale si riscontra un aumento delle ore di soleggiamento, 
timido ma un po’ più vigoroso rispetto all’irrisorio chicco di grano della 
festività di S. Lucia; 
da qui la splendida immagine del passo di cane:
 un piccolo ma significativo passo verso la conclusione della malinconica 
parentesi invernale, 
ancor più dopo Novembre, notoriamente il mese in cui i giorni sono i più brevi dell’anno.

 Cu ama ‘Ddiu campa felici, 
cu unn'avi sordi perdi l'amici. 
Chi ama Dio campa felice, 
chi non ha soldi perde gli amici:
la felicità come fede in Dio è 
superiore all’amicizia,
 spesso fondata sulle basi infide della convenienza e dell’interesse
 che non su un sincero rispetto reciproco.

La mamma è l’arma. 
La mamma è l’anima.
Fin troppo ovvia la spiegazione…
 Doppu li Tri Re, alè alè alè. 
Dopo i Tre Re (cioè l’Epifania) alè alè alè. 
Può essere efficacemente commentato 
con l’adagio
 L’epifania tutte le feste si porta via.

Cu avi lu mali vicinu, avi lu malu matinu. 
Chi ha il male vicino, vive un cattivo mattino.
Chi sente di essere circondato dal male, ovviamente non sopporta le luminose 
ore del mattino,
cioè quanto di bello e sereno ha la vita 
intorno a sé.


09 novembre 2013

" Per salvarsi dall’infarto "...


 Importante : quando ci si trova da soli


Dal momento che molte persone sono soli quando subiscono un attacco di cuore, senza aiuto, la persona il cui cuore batte in modo improprio e che comincia a sentirsi debole, ha solo circa 10 secondi prima di perdere conoscenza. Tuttavia, queste vittime possono aiutare se stessi tossire ripetutamente e vigorosamente. Un respiro profondo deve essere eseguita prima di ogni colpo di tosse, e la tosse deve essere profonda e prolungata vigoroso come prodotta all’interno del torace. Un respiro e tosse deve essere ripetuto ogni due secondi senza fermarsi fino a raggiungere aiutare o fino a quando si sente che il cuore batte normalmente. respiri profondi trasportano l’ossigeno ai polmoni e movimenti tosse che spingono il cuore e mantiene il sangue circolante. pressione di compressione sul cuore aiuta anche a ripristinare il ritmo normale. Questa modo, le vittime di attacco di cuore può arrivare a un ospedale. condividendo gli altri su questo modo di salvargli la vita. 
Un cardiologo dice..
 “Se chiunque riceva questo messaggio lo 
invia a 10 persone,
 si può scommettere che salveremo 
almeno una vita.”


15 ottobre 2013

" Antichi mestieri - antichi proverbi "




Tantu amuri e tantu sdignu.
 Tanto amore e tanto disprezzo. 
Si dice di un rapporto d’amicizia o d’altro genere 
che si muta repentinamente in odio dichiarato.

Tantu va la quartara all'acqua, fina ca si rumpi.
 Tanto va il vaso di creta all’acqua, fino a 
quando si rompe.
 Questo proverbio indica chiaramente un fatto incontrovertibile: 
che ogni cosa è soggetta all’usura del tempo e prima o poi si rompe definitivamente. 
L’adagio si presta a molti usi, confacendosi tanto a oggetti quanto a persone,
 per es. nel caso di chi ha una condotta di vita piuttosto sregolata e in questo modo sembra andare pericolosamente incontro a malanni.

Rispetta lu cani pi facci dillu patruni.
 Rispetta il cane per rispetto del padrone. 
Si dice quando si tratta bene una persona non esente da critiche
 per rispetto di un suo congiunto a noi caro.

Visu a ‘rrisu e cori affisu. 
Viso sorridente e cuore offeso.
 Detto che tende ad invitare alla tolleranza nei riguardi di eventuali offensori, 
nonostante ci sia dell’ipocrisia nel non manifestare apertamente i propri sentimenti.

Monaci e parrini, taliati la missa e 
stoccaci li rini. 
Monaci e preti, guardati la messa e 
spezzaci le reni.
Sferzata di carattere anticlericale, autentica pasquinata che contiene purtuttavia un 
fondo di verità,
 nel senso che bisogna diffidare da singoli monaci e preti eventualmente soggetti al fascino di umanissime debolezze, non però della funzione ecclesiastica, verso cui bisogna 
essere rispettosi.

 L’arbulu s'addrizza quannu è nicu. 
L’albero si raddrizza quando è piccolo. 
Suggerimento di carattere didattico-pedagogico di estrema attualità:
non è mai troppo presto per impartire l’educazione al figlio, 
in modo che gli insegnamenti inculcati da piccolo possano imprimersi bene nell’animo ed accompagnarlo nei lunghi anni 
della sua esistenza.

Iúnciti cu lli miegli di tia, e appizzaci li spisi.
 Stai con i migliori di te, anche a costo di perderci le spese. 
Crediamo non occorrano altri commenti.

 'Ncapu lu re, c’è lu viceré.
 Sopra il re, c’è il vicerè.
Spesso chi assume un ruolo subalterno comanda di più rispetto a chi detiene il sommo potere, 
come il vicerè rispetto al re.

Acqua e fuecu nun ci cògliri ‘mprisi.
 Non fare imprese che riguardano acqua e fuoco. 
L’aspetto pericoloso di questi due elementi, 
cioè il fuoco e l’acqua, era particolarmente sentito in una società arcaica,
ma è valido ancora, come invito alla prudenza nell’aver a che fare con essi.

 La matinata fa la iurnata.
 La mattinata fa la giornata (lavorativa). 
Assimilabile al detto il mattino ha l’oro in bocca.



13 ottobre 2013

" Antichi mestieri - antichi proverbi siciliani "




Cu avi un figliu parrinu, avi un ‘gnardinu.
 Chi ha un figlio prete, ha un giardino:
 in tempi lontani ma non troppo avere un ecclesiastico in famiglia era 
sinonimo di agiatezza,
 in periodi in cui “la miseria era più diffusa 
della malaria”,
 per usare le parole del poeta caraibico Derek Walcott (cfr. la lirica Jane Eyre in 
“Mappa del Nuovo Mondo”, Adelphi 1992).

Un patri abbadà a deci figli, e deci figli nun sieppiru abbadari a un patri.
Un padre ha badato a dieci figli, e dieci figli non hanno saputo badare a un padre. 
Un tempo, spesso la rivalità tra i figli finiva 
per colpire il genitore, 
abbandonato al suo destino senza le cure 
del caso. 
Perenne monito verso i figli, che dimenticano di essere stati allevati dai propri genitori e spesso non vanno neanche a fare visita 
all’anziano padre.

 Di sali minticcinni na visazza, 
cònzala comi vua: è sempri cucuzza! 
O anche nella versione più abbreviata conzala comi vua è sempri cucuzza. 
Di sale ce ne puoi mettere una bisaccia, condiscila come vuoi: è sempre zucca! 
Detto che origina dalle abitudini alimentari piuttosto parche dei nostri avi,
 che per arginare i morsi della fame si nutrivano spesso e volentieri di ortaggi.
Naturalmente, i condimenti nulla possono contro certi alimenti particolarmente insipidi a confronto di pietanze più sostanziose.
 L’adagio si riferisce sia a cibi 
particolarmente poveri, 
che metaforicamente a persone e cose che, con tutti gli abellimenti e i decori del mondo, risultano spesso di scarso pregio.

La gatta ca unn’arriva alla saimi dici ca è agra. 
La gatta che non arriva al lardo dice che è agro.
 Come il proverbio precedente,
 ne esiste una versione diffusa in tutta Italia e che in origine prende spunto dalla fiaba di Esopo,
 La volpe e l’uva, cioè: quando la volpe non arriva all’uva, dice che è acerba.

 Cu è figliu di gatta, surci piglia.
 Chi è figlio di gatta, prende topi: 
variante da cortile del noto adagio latino Talis pater, talis filius (Tale padre, tale figlio).

 Li primi cagnola s’arramazzanu. 
I primi cuccioli si stramazzano.
 Proverbio triste e crudele, deriva dal barbaro uso di uccidere i primi cuccioli
 che vengono al mondo, 
secondo una diceria più deboli e malati rispetto ai successivi, scagliandoli a terra.
 Oggi ci fa inorridire, ma l’adagio ha un risvolto positivo, nel senso che può assumere il senso che le prime prove in cui ci si cimenta non possono sortire l’effetto sperato.

Cu li sordi ‘ntasca è sempri Natali e Pasqua
 Coi soldi in tasca è sempre Natale e Pasqua:
 ovvio che la ricchezza è sinonimo di felicità festiva per chi ha la fortuna di raggiungerla!
La figlia fimmina nilla fascia, la doti nilla cascia.
 La figlia in fasce, la dote nella cassa.
 Può essere inteso sia nel senso letterale,
 in quanto in epoca di matrimoni ahimè precocissimi la dote era considerata importantissima, che in senso metaforico, come consiglio popolare alla previdenza in 
ogni azione pratica.

 Luntanu di l’uecchi, luntanu dillu cori 
È una semplice traduzione del corrispondente detto italiano:
 lontano dagli occhi, lontan dal cuore.



23 luglio 2013

LEGGETE E SIATE FORTI...


STRAPPA LACRIME


Mamma, sono uscita con amici. 
Sono andata ad una festa e mi sono ricordata quello che mi avevi detto: di non bere alcolici. 
Mi hai chiesto di non bere visto che dovevo guidare, così ho bevuto una Sprite. 
Mi sono sentita orgogliosa di me stessa, anche per aver ascoltato il modo in cui, dolcemente, mi hai suggerito di non bere se dovevo guidare, al contrario di quello che mi dicono alcuni amici. 
Ho fatto una scelta sana ed il tuo consiglio è stato giusto. 
Quando la festa è finita, la gente ha iniziato a guidare senza essere in condizioni di farlo. 
Io ho preso la mia macchina con la 
certezza che ero sobria. 
Non potevo immaginare, mamma, ciò che mi aspettava... Qualcosa di inaspettato! 
Ora sono qui sdraiata sull'asfalto e sento un poliziotto che dice: . 
Mamma, la sua voce sembra così lontana... 
Il mio sangue è sparso dappertutto e sto cercando, con tutte le mie forze, 
di non piangere. 
Posso sentire i medici che dicono: . 
Sono certa che il ragazzo alla guida dell'altra macchina non se lo immaginava neanche, 
mentre andava a tutta velocità. 
Alla fine lui ha deciso di bere ed io 
adesso devo morire... 
Perchè le persone fanno tutto questo, mamma? 
Sapendo che distruggeranno delle vite?
 Il dolore è come se mi pugnalasse con un centinaio di coltelli contemporaneamente. 
Di' a mia sorella di non spaventarsi, mamma, 
di' a papà di essere forte. 
Qualcuno doveva dire a quel ragazzo che 
non si deve bere e guidare... 
Forse, se i suoi glielo avessero detto, 
io adesso sarei viva...
La mia respirazione si fa sempre piu debole e incomincio ad avere veramente paura... 
Questi sono i miei ultimi momenti, e mi 
sento così disperata...
Mi piacerebbe poterti abbracciare mamma, mentre sono sdraiata, qui, morente. 
Mi piacerebbe dirti che ti voglio 
bene per questo... 
Ti voglio bene e.... addio." 
Queste parole sono state scritte da un giornalista che era presente all'incidente. 
La ragazza, mentre moriva, sussurrava queste parole ed il giornalista scriveva...scioccato. Questo giornalista ha iniziato una campagna contro la guida in stato di ebbrezza. 
Se questo messaggio è arrivato 
fino a te e lo cancelli... 
Potresti perdere l'opportunità, anche se non bevi, di far capire a molte persone che la tua stessa vita è in pericolo. 
Questo piccolo gesto può fare la differenza.


    




                                    

Biagia - Silvana ❤ La Storia di Pozzallo_3 Silvana La Pira_3

                         - Silvana La Pira -

anticamacina

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