06 febbraio 2021

La festa di San Biagio in Sicilia

 


La festa di San Biagio in Sicilia e i "panuzzi" dolci: c'è chi usa una formina vecchia più di 100 anni In diversi paesi si usa portare in Chiesa e fare benedire i "panuzzi". 
Ci sono quelli salati di cui vi abbiamo raccontato e ci sono quelli dolci. Una tradizione che continua nel tempo I "panuzzi" dolci di san Biagio (foto di Grazia Mantia) San Biagio è protettore della gola. 
Era medico e vescovo armeno vissuto nel III secolo d.C. 
Secondo la tradizione cristiana e quella ortodossa, mentre veniva accompagnato al patibolo durante le persecuzioni contro i cristiani una donna gli portò il figlio che stava soffocando per una lisca di pesce conficcata in gola, il santo lo benedisse e il bambino si salvò. 
Per questo miracolo il medico venne fatto santo e dichiarato protettore della gola. 
 Magari non tutti sanno che è une festa sentita anche in diversi paesi della Sicilia. 
Anche, sì, perchè certamente è una giornata della tradizione milanese in cui si usa mangiare l’ultimo panettone della stagione o l’ultima fetta. 
La storia che risale a questa tradizione è legata più a una leggenda popolare che narra di "una donna che appena prima di San Biagio è protettore della gola. 
Magari non tutti sanno che è une festa sentita anche in diversi paesi della Sicilia. Anche, sì, perchè certamente è una giornata della tradizione milanese in cui si usa mangiare l’ultimo panettone della stagione o l’ultima fetta. 
La storia che risale a questa tradizione è legata più a una leggenda popolare che narra di "una donna che appena prima di prima di Natale, si recò da tal Frate Desiderio per fare benedire il panettone che aveva preparato per la sua famiglia. 
Ill frate, che in quel momento era mpegnato, le chiese di lasciargli il dolce e di passare a prenderlo dopo qualche giorno, perché lo avrebbe benedetto appena avesse avuto il tempo. 
Solo dopo Natale, però, il prelato si accorse di avere ancora in canonica il panettone. 
Lo aveva dimenticato del tutto. 
Essendo ormai secco, il frate pensò che anche la donna se ne fosse dimenticata e quindi lo mangiò nei giorni successivi, per non buttarlo. Accadde però che il 3 febbraio, giorno di San Biagio, la donna si presentò dal frate per avere indietro il suo panettone benedetto. 
Frate Desiderio, dispiaciuto per averlo già mangiato, si recò comunque in canonica a prendere il recipiente vuoto da restituire alla donna. 
Ed è qui che si compì "il miracolo": c’era un panettone grande ben due volte quello che gli era stato lasciato a dicembre. 
Da allora l’usanza è quella di consumare un panettone, definito appunto di San Biagio, proprio in questo giorno. 
Ma torniamo in Sicilia. Dicevamo che in diversi paesi si usa portare in Chiesa e fare benedire i "panuzzi". 
Ci sono quelli salati di cui vi abbiamo raccontato e ci sono quelli dolci. 
Si tratta di un biscotto di pasta frolla non molto zuccherato o a forma di cerchio tipo gola oppure con l'immagine del Santo. 
Quelli che vi proproniamo sono questi ultimi realizzati da Grazia Mantia con una formina con l'immagine di San Biagio. La formina ha più di 100 anni.

02 febbraio 2021

Le vittime del disastro della petroliera < MELIKA >

 

                                          Petroliera Melika


                                       Raffaele Auteri


Due Pozzallesi tra Le vittime del disastro della petroliera "Melika,,

 Tre loro concittadini, tra cui l'allievo ufficiale Giardina, figlio del sindaco,sono riusciti a salvarsi 
 La cittadinanza di pozzallo, dopo una lunga e dolorosa attesa, ha appreso con vivo cordoglio la scomparsa di due suoi figli, nel grave sinistro toccato alla petroliera < MELIKA >, venuta in collisione con la petrtoliera francese < Fernard Gilabert > nelle acque del golfo di Oman 
nell'Oceano Indiano. 
Gli scomparsi sono : 
Raffaele Auteri, di 50 anni, marinaio 
Giuseppe Carnemolla di 24 anni, garzone di mensa. 
Dei 45 marinai dell'equipaggio della  < Melika > cinque erano pozzallesi, si sono salvati l'allievo ufficiale Emanuele Giardina, di 22 anni, figlio del sindaco di Pozzallo, Giovanni Ligresti di 36 anni, marinaio, e Michele Roccasalvo di 26 anni garzone di cucina; quest'ultimi sposati con figli. 
Peppino Carnemolla orfano di padre, si era assunto il compito di aiutare la famiglia, ma in ogni suo imbarco il destino gli si manifestava sempre più avverso. 
Questo viaggio, che avrebbe dovuto essere l'ultimo, gli ha tolto la vita. 
Raffaele Auteri, detto , vecchio lupo di mare, ha avuto la stessa sorte del padre, Giovanni, e dei fratelli Tommaso e Salvatore, morti nelle acque di Candia ( Grecia ), a causa di un incendio sprigionatosi a bordo. 
Nel cuore del popolo di Pozzallo è sceso un profondo dolore perchè non persiste una famiglia che non abbia nel cuore suo figlio.

01 febbraio 2021

I strati unni caminu..


di Giuseppe Galfo

Ne strati unni caminu s'incontrunu cientu manu chidda fina ro dutturi e chidda lurda ro viddanu genti sula..accumpagnata..ncapu o sceccu oppuri apperi 'n centru i strata ne banchini o misi i lato a cantineri. 
Ne strati unni caminu c'è sempri ummira frisca sutta e macci i miennila ri carrua o ri virdisca sunu macci antichi comu sta terra critusa sturciuti arruppati vacanti e che purtusa Terra..terra mia...terra ri mari unni finisci l'acqua spunta u suli terra ri turmientu fai scappari ma cui ti lassa..cà si scorda u cori. 
I strati unni caminu su ri pruvulazzu e petri tra scrusciu ri catini e trivulu ri matri si senti cu vannià tra li mura stisi o suli mentri cu avi ancora ossa li metti a ripusari. Ne strati unni caminu c'è cui s'ammuccia li stenti e sfoga la so ragghia sutta a vara ri li santi mentri u parrucu cumanna "in prucissioni.. tutti 'n fila" a chiesa resta o scuru..nun sadduma na cannila. Terra ..terra bedda.. amata terra quanta genti ca vulissi ma nun parra terra ri gelsuminu e lustru i luna c'è cui arriri e c'è cui cianci a la furtuna Pi strata ncontru genti ca facci comu fezza travagghiunu ri lingua e fanu assai scumazza t' abbattunu la spadda mi fariti curagghiu comu ci runi i spaddi rapunu u curtigghiu. Ne strati unni caminu s'affaccia nu jardinu unni crisci na racina pi nu vinu truoppu buonu pa missa nu parrinu c'appuzzau lu mussu e si persi iddu a tuonica cu tuttu u crucifissu Terra...bedda terra...terra santa cui sordi n'avi picca sempri i cunta cu mangia assai puoi ci lori a panza pi cui nun mangia nenti è pinitenza Ne strati unni caminu c'è cu si voli beni la genti balla e canta pi scurdarisi li peni vulissi sulu jucari a carti nterra cu la sorti ma idda teni u jocu e a lu piettu i stringi forti. I strati ri sta terra su fatti ri spiranza e portunu tutti quanti o puntu ri partenza unni tuttu nasci fra terra mari e suli unni ci lassi a rarica ci truovi puri u cori. terra.. mi parturisti matri terra pirdunulu stu figghiu ca ti sparra si turmenta e ti vulissi pani si turmenta ma ti voli beni.

26 gennaio 2021

La leggenda dei tre giorni della merla

 


La leggenda dei tre giorni della merla si perde nell'onda del tempo
Una storiella che ha infinite varianti da posto a posto.
Una cosa é però in comune a tutti: la data. I tre ultimi giorni di gennaio, considerati appunto i più freddi nonché una specie di cartina di tornasole, dato che in base a come si presenta il tempo gli esperti sanno trarre indicazioni per come sarà il clima dell'anno.
 Non conta che qualche metereologo si sia affannato a dimostrare che non tutti gli anni é così, che anzi le medie dicono che c'é qualche altro giorno più freddo. 
La tradizione non si é spenta. O meglio, la tradizione non si era spenta.

 1^ storiella......
Gli ultimi tre giorni di gennaio, il 29, 30 e 31, capitò a Milano un inverno molto rigido. 
La neve aveva steso un candido tappeto su tutte le strade e i tetti della città. 
I protagonisti di questa storia sono un merlo, una merla e i loro tre figlioletti..... 
Erano venuti in città sul finire dell'estate e avevano sistemato il loro rifugio su un alto albero nel cortile di un palazzo situato in Porta Nuova. 
Poi, per l'inverno, avevano trovato casa sotto una gronda al riparo dalla neve che in quell'anno era particolarmente abbondante.  
Il gelo rendeva difficile trovare le provvigioni per sfamarsi; il merlo volava da mattina a sera in cerca di becchime per la sua famiglia e perlustrava invano tutti i giardini, i cortili e i balconi dei dintorni.
 La neve copriva ogni briciola.
 Un giorno il merlo decise di volare ai confini di quella nevicata, per trovare un rifugio più mite per la sua famiglia.
 Intanto continuava a nevicare. La merla, per proteggere i merlottini intirizziti dal freddo, spostò il nido su un tetto vicino, dove fumava un comignolo da cui proveniva un po’ di tepore. 
 Tre giorni durò il freddo. E tre giorni stette via il merlo. 
Quando tornò indietro, quasi non riconosceva più la consorte e i figlioletti erano diventati tutti neri per il fumo che emanava il camino. 
Nel primo dì di febbraio comparve finalmente un pallido sole e uscirono tutti dal nido invernale; anche il capofamiglia si era scurito a contatto con la fuliggine. 
 Da allora i merli nacquero tutti neri; i merli bianchi diventarono un'eccezione di favola.
 
 2^ storiella......
 I tre giorni della merla, il 29, 30 e 31, una tradizione che viene da lontano e che vuole che siano i tre giorni più freddi dell'inverno. 
 Tanto freddi che una merla, che allora aveva le piume bianche, intirizzita, ma al tempo stesso preoccupata per i suoi figlioletti, non trovò di meglio che andare a posarsi su un camino. 
Ci stette tre giorni, perché il gelo impediva persino di volare. 
Poi arrivò fortunatamente febbraio. 
Pallido fin che si vuole ma il sole riuscì a ridare vita e speranza.
Merla e figlioletti poterono stirarsi, riaprire le ali e volare.
 I tre giorni sul camino però avevano prodotto una profonda trasformazione nel piumaggio, divenuto nero per la fuliggine, nero senza rimedio. 
 Da allora i merli nacquero tutti neri.

 3^ storiella......
 I tre giorni della merla sono considerati i giorni più freddi dell'anno.
 Se sono freddi, la Primavera sarà bella, se sono caldi la Primavera arriverà tardi.... 
 Una volta i merli erano bianchi. 
 Un giorno per il troppo freddo uno entrò in un camino per scaldarsi e ne uscì dopo tre giorni tutto nero per la fuliggine.
Due merli dalle candide piume, maschio e femmina , si ripararono per il freddo in un camino. 
Non avendo nulla da mangiare il maschio decise di uscire per cercare qualcosa.
 Dopo tre giorni tornò e trovando un uccello nero come il carbone, non riconobbe la sua merla e tornò indietro per cercarla.
 La merla, annerita per la fuliggine, nel frattempo morì di fame.

 4^ storiella......
 Il merlo e la merla si sposano alla fine di gennaio, al paese della sposa, oltre il Po. 
Dovrebbero riattraversarlo per tornare nella loro casa, ma si è fatto tardi e si fermano per due giorni presso dei parenti. 
La temperatura si abbassa molto. 
Merlo è costretto ad attraversare il Po ghiacciato, ma muore. 
Merla piange ed il suo lamento si sente ancora lungo il Po, nelle notti di fine gennaio

. 5^ storiella......
 Secondo la tradizione popolare gli ultimi tre giorni di gennaio coincidono con i tre giorni più freddi dell'inverno. 
 Tanto che perfino la Merla, che un tempo aveva il piumaggio bianco, per riscaldarsi andò a ripararsi in un camino.
 Il suo manto divenne grigio per la fuliggine e da allora rimase di tale colore.

12 gennaio 2021

" La più lunga nave autoraddrizzante e inaffondabile "



Non conta il tempo quando serve a ricordare il sacrificio di un uomo e la responsabilità lasciata che, nel suo nome, continua ad operare nel bene del prossimo.

 Nasce da questa considerazione il varo della nuova nave della Guardia Costiera, la CP420 battezzata “Natale De Grazia”, la più lunga nave autoraddrizzante e inaffondabile mai costruita in Italia e tra le più imponenti in Europa. 

 E la Sicilia è stata testimone d’eccezione di questa bella storia: l’imbarcazione, infatti, è stata costruita nei cantieri navali Intermarine di Messina, dove è stata inaugurata qualche giorno fa.

 Realizzata in lega leggera, è lunga 33,6 metri e larga 8,15 metri, ospita dieci uomini di equipaggio e rientra nella categoria SAR (Search and Rescue). 

 Per queste caratteristiche rappresenta il massimo della tecnologia
 navale odierna, 
Non conta il tempo quando serve a ricordare il sacrificio di un uomo e 
la responsabilità lasciata che, nel suo nome, continua ad operare 
nel bene del prossimo. 

 Nasce da questa considerazione il varo della nuova nave della Guardia
Costiera, la CP420 battezzata “Natale De Grazia”, la più lunga nave autoraddrizzante e inaffondabile mai costruita in Italia e tra le più imponenti in Europa.

 E la Sicilia è stata testimone d’eccezione di questa bella storia:
 l’imbarcazione, infatti, è stata costruita nei cantieri navali Intermarine di
 Messina, dove è stata inaugurata qualche giorno fa. 

 Realizzata in lega leggera, è lunga 33,6 metri e larga 8,15 metri, ospita dieci uomini di equipaggio e rientra nella categoria SAR (Search and Rescue). 

 Per queste caratteristiche rappresenta il massimo della tecnologia 
navale odierna, 
grazie anche alla propulsione e agli strumenti di comunicazione
 all'avanguardia.

 È inoltre la prima motovedetta di una nuova classe di unità navali,

 chiamata "Angeli del mare", dedicata a chi ha operato in mare con generosità e sacrificio.

 La CP420 “Natale De Grazia”, infatti, lega, suo malgrado, la storia del 
passato con quella odierna. 

 Natale De Grazia fu un ufficiale della Guardia Costiera che ha fatto della sua vita una testimonianza di umanità e di coraggio e la cui storia, di amore per la legalità e per il mare, resta viva nel cuore di tanti, cittadini
 e istituzioni.

 Proprio in mare, 25 anni fa, perse la vita mentre indagava su un traffico
 di rifiuti radioattivi a bordo di navi mercantili nel Mediterraneo.

 Poco più di due mesi fa, invece, a Milazzo Aurelio Visalli, sottufficiale 
della Guardia costiera, è morto in mare nel tentativo di salvare due adolescenti.

 Sembra, dunque, un bel segnale di continuità che 
l’imbarcazione, oltre
 ad essere stata realizzata in Sicilia abbia preso il largo 
proprio da Messina, visto che è stata progettata per la ricerca e il salvataggio in mare in condizioni meteo-marine avverse. 

 All’inaugurazione, a sottolineare l’importanza di questo nuovo
 ingresso nella Capitaneria erano presenti le autorità, il Comandante
Generale del Corpo delle Capitanerie di porto Guardia Costiera
Ammiraglio Ispettore Capo Giovanni Pettorino, e 
Anna Vespia, moglie 
De Grazia e madrina dell’evento.

 Grazie alle sue potenzialità, una maggiore autonomia, maggiori
 capacità ricettive e una migliore logistica per 
l’equipaggio e per il ricovero di naufraghi, l’imbarcazione di sicuro svolgerà al meglio il suo
compito tenendo fede al modo “Tenax pro maris salute”,riportato
sull’imbarcazione e che era il monito quotidiano de comandante
De Grazia.



Biagia - Silvana ❤ La Storia di Pozzallo_3 Silvana La Pira_3

                         - Silvana La Pira -

anticamacina

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