13 novembre 2019

" La figura Ro scippa Jàgni "



Dal libro di Rogasi Luigi-

 La figura Ro scippa Jàgni-

Questo mestiere veniva esercitato da pochi barbieri per arrotondare i loro introiti, cercavano di sopperire come meglio potevano alla mancanza in paese- rò rintista..
Non esisteva altra scelta nei casi di emergenza bisognava ricorrere al loro intervento limitata alla sola estrazione del dente sofferente.
I barbieri che avevano scelto questa seconda attività lo facevano con molto impegno ed erano sempre pronti a lasciare il loro salone per raggiungere l abitazione di chi ne reclamava con urgenza la presenza erano persone perfettamente consapevoli di non poter andare oltre.
Quindi chi aveva altri tipi di problemi non restava altro che raggiungere Modica o Noto servendosi di carrozze, calessi, perfino di carretti o prendere il treno che nella tratta Ragusa- Siracusa era già in attività dal 1891.
Poi a partire dagli anni venti le cose cominciarono però a cambiare anche dalle nostre parti i primi autisti di piazza con le loro automobili rendevano più rapiti gli spostamenti.
Negli anni 40 con una migliore condizione di vita arrivarono anche i primi medici dentisti provvedendo a colmare un vuoto del quale si sentiva la necessità. Attenzione però appena tolta - a jagna doveva essere lanciata subito sui tetti accompagnando il gesto con l invocazione San Nicola,- ju ti rugnu a veccia e tu mi runi a nova.

12 novembre 2019

TRA IL SACRO ED IL PROFANO





Santa Barbara

 nun rummiti ca li trona sù partuti, sù patrtuti e sù pa via,
 Santa Barbara, cu mia!
 Tri nuvuli vitti veniri:
 Una ri acqua, una ri vientu, e una cu na cura ri traunara. (tromba d'aria)
 Pigghiatili, tagghiatili nto mienzu e ghittatili ntà na cava scura, unni nun canta n'gniaddu, unni nun c'è nessunu lustru ri luna, e unni nun c'è nessuna criatura.

 Molti di voi potrebbero ricordare che nel passato, i nostri avi, quando c'erano i temporali, con tuoni e fulmini, esponevano in casa, nelle vetrate la bolla dei luoghi santi.



                                                    




                                                   


11 novembre 2019

LA LEGGENDA DI SAN MARTINO






LA LEGGENDA DI SAN MARTINO 
(da cui “l’estate di S. Martino”)

 Era l’11 novembre: il cielo era coperto, piovigginava e tirava un ventaccio che penetrava nelle ossa; per questo il cavaliere era avvolto nel suo ampio mantello di guerriero. 
Ma ecco che lungo la strada c’è un povero vecchio coperto soltanto di pochi stracci, spinto dal vento, barcollante e tremante per il freddo. 
Martino lo guarda e sente una stretta al cuore.
 “Poveretto, ­ pensa ­ morirà per il gelo!” E pensa come fare per dargli un po’ di sollievo. 
Basterebbe una coperta, ma non ne ha. 
Sarebbe sufficiente del denaro, con il quale il povero potrebbe comprarsi una coperta o un vestito;
 ma per caso il cavaliere non ha con sé nemmeno uno spicciolo. 
E allora cosa fare? Ha quel pesante mantello che lo copre tutto.
Gli viene un’idea e, poiché gli appare buona, non ci pensa due volte. 
Si toglie il mantello, lo taglia in due con la spada e ne dà una metà al poveretto. 
“Dio ve ne renda merito!”, balbetta il mendicante, e sparisce. 
San Martino, contento di avere fatto la carità, sprona il cavallo e se ne va sotto la pioggia, che comincia a cadere più forte che mai, mentre un ventaccio rabbioso pare che voglia portargli via anche la parte di mantello che lo ricopre a malapena. 
Ma fatti pochi passi ecco che smette di piovere, il vento si calma. 
Di lì a poco le nubi si diradano e se ne vanno.
 Il cielo diventa sereno, l’aria si fa mite. Il sole comincia a riscaldare la terra obbligando il cavaliere a levarsi anche il mezzo mantello. 
Ecco l’estate di San Martino, che si rinnova ogni anno per festeggiare un bell’atto di carità ed anche per ricordarci che la carità verso i poveri è il dono più gradito a Dio. ♥♥♥

10 novembre 2019

" U Lantirnaru o Stagnino "



Stagnataru e stagninu,

il suo lavoro consisteva nel fondere lo stagno e fare le saldature per aggiustari i vari tipi di recipienti di rame, pentole, padelle, pentoloni, quartare. La stagnatura, necessaria per evitare la tossicità del rame a contatto con gli alimenti, veniva effettuata in laboratorio, mentre le riparazioni si effettuavano lungo le strade, anche perché spesso non si aveva la disponibilità di altre pentole o padelle. Era compito dello stagninu realizzare ogni sorta di utensile per cucina, brocche, teglie, bracieri, grondaie, ecc. partendo dai fogli di rame rosso o da lamiera zincata. Sul foglio di lamiera si applicavano le forme per ottenere l'oggetto desiderato e con un bulino si disegnavano i contorni; poi con una cesoia si ritagliava, si piegava, si modellava, e si saldava. Prima ancora di attaccare il manico agli utinsili, si marStagnataru e stagninu, tellava tutto per eliminare quelle forme lisce o lucenti e dare così maggior resistenza

09 novembre 2019

" U Ritrattista "



Da un libro di Luigi Rogasi-

 U Ritrattista 
Passava per le strade di Pozzallo almeno due volte al mese.
Per strada ripeteva sempre Facitibi u ritrattu cca sugnu, fazzu ritratta a piccili e ranni pinsati e parienti ra Merica.
 Le persone lo aspettavano con ansia prima si avvicinavano parlottavano e rientravano subito per cambiarsi d abito e darsi una pettinata nel frattempo u ritrattista ne approfittava per sistemare sul marciapiede u trippieri e cominciava a preparare a machina fotografica.
 Per le foto fatte in casa bisognava ricorrere al lampo di magnesio che al momento dello scatto illuminava l ambiente sprigionando un denso fumo bianco che si disperdeva subito.
Dagli anni trenta in poi la gente preferiva rivolgersi all unico fotografo esistente in paese
Foto Assenza.
Oggi in qualche casa è possibile trovare foto sbiadite segno evidente del trascorrere degli anni.
Le foto appese alle pareti dovevano essere leggermente staccate dal muro se si trattava di persone viventi, poggiate al muro se riguardavano persone defunte.

08 novembre 2019

Antonio Azzarelli





Di Michele Giardina

Antonio Azzarelli. Cinquantotto anni.

 Se n’è andato in silenzio.
 Il dribbling in velocità per superare il diretto avversario questa volta non gli è riuscito.
 Se n’è andato in silenzio dopo avere fatto tutto il possibile per fermare l’avversario di maglia nera vestito, irriducibile, subdolo.
Se n’è andato con il sorriso di ragazzo sereno e perbene stampato sul volto.
 Da giornalista sportivo l’ho seguito nella sua crescita di calciatore dotato tecnicamente e fisicamente. Ragazzo di straordinarie doti umane e morali, aveva tutte le carte in regola per farsi largo in un mondo professionale ove non è facile affermarsi.
Ha giocato a buoni livelli, il bravo e mite Antonio.
 Certo è che avrebbe meritato più fortuna.
 Piangono per lui la moglie e i quattro figli, la famiglia d’origine, i suoi ex compagni di squadra, gli amici, i conoscenti e quanti lo hanno conosciuto sui vari campi di calcio.
 Piange per lui l’intera comunità locale.



Ciao cugino
Tante cose si potrebbero dire te, uomo speciale buono solare.. grande calciatore si perché Antonio era un eroe dentro e fuori dal campo... Antonio che il tuo viaggio in paradiso sia sereno noi tutti pregheremo per te ...CIAO GRANDE UOMO ...sarai sempre nei nostri cuori...R.I.P  ❤️❤️❤️

 P.s : Tutta la società POZZALLO CALCIO si unisce al dolore della famiglia ..RIP ANTONIO ❤️❤️❤️


07 novembre 2019

" Conza piatti e lemmi "



Conza piatti e lemmi,
artigiano che provvedeva alla riparazione dei piatti e lemmi rotti.
Gli attrezzi occorrenti per il suo lavoro erano: un trapano a mano fatto di legno, filo di ferro non molto grosso, stucco bianco in polvere; il tutto tenuto in una cassetta di legno che portava sulla spalla e così andava in giro a cercare lavoro.
Dopo un attento esame degli oggetti in terracotta da sanare, sulle parti rotte praticava in modo simmetrico dei forellini, dove infilava il filo di ferro, che opportunamente stringeva per fare combaciare le parti rotte.
Infine passava una leggera mano di stucco lungo la frattura e sui fili di ferro.
E così l'oggetto ritornava a svolgere la sua originaria funzione.

Biagia - Silvana ❤ La Storia di Pozzallo_3 Silvana La Pira_3

                         - Silvana La Pira -

anticamacina

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