10 gennaio 2021

" La Trappola Del Topo "



Attraverso il buchino del muro il topolino guardava il contadino e la moglie che stavano aprendo un pacchetto. "Che cibo ci sarà?" - si chiedeva il topolino che rimase sconvolto nel vedere che era una trappola per topi. Il topolino fece il giro della fattoria avvisando tutti: - "C'è una trappola per topi in casa! C'è una trappola per topi in casa!" Il pollo alzò la testa e disse: "Signor Topo, capisco che è una cosa grave per te, ma non mi riguarda. Non mi preoccupa affatto." Il topolino andò dal maiale dicendogli, "C'è la trappola per topi in casa! C'è la trappola per topi in casa!" Il maiale con empatia disse: -"mi dispiace molto, Signor Topo, ma non c'è nulla che io possa fare, eccetto pregare. Ti assicuro che sarai fra le mie preghiere." Il topolino allora andò dalla mucca: -"C'è una trappola per topi in casa! C'è una trappola per topi in casa!" La mucca disse, "Ohh.. Sig. Topo, mi dispiace per te ma a me non disturba." Quindi, il topolino tornò in casa, con la testa bassa, molto scoraggiato, per affrontare da solo la fatidica trappola. Durante la notte sentirono uno strano rumore che echeggiò per la casa, come quello di una trappola che afferra la sua preda. La moglie del contadino si alzò subito per vedere cosa avrebbe trovato nella trappola. Nel buio, non vide che era un serpente velenoso con la coda bloccata nella trappola. Il serpente morsicò la moglie del contadino che dovette portarla d'urgenza all'ospedale, con la febbre alta. Come molti sanno, nella cultura contadina, la febbre si cura con una zuppa di pollo fresco, quindi il contadino con il suo coltellone uscì nel pollaio per rifornirsi con l'ingrediente principale della zuppa. La malattia della moglie però non passava e così tanti amici vennero a trovarla per starle vicino. La casa era piena e per nutrire tutti, il contadino dovette macellare il maiale. Ben presto la moglie morì e tanta gente venne al suo funerale tanto che il contadino dovette macellare la mucca per offrire il pranzo a tutti. Il topolino dal buchino del muro guardò il tutto con grande tristezza. La prossima volta che sentite che qualcuno sta affrontando un qualche problema e pensate che non vi riguardi, ricordate che quando uno di noi viene colpito, siamo tutti a rischio. Siamo tutti coinvolti in questo viaggio chiamato vita. Prendersi cura gli uni degli altri è un modo per incoraggiarci e sostenerci a vicenda. "Quando senti suonare la campana non chiederti per chi suona. Essa suona anche per te". 

(Ernest Hemingway)

La Vera Storia Della Befana



Gesù Stelladellestelle 



In un villaggio, non molto distante da Betlemme, viveva una giovane donna che si chiamava Befana. 
Non era brutta, anzi, era molto bella e aveva parecchi pretendenti.. 
Però aveva un pessimo caratteraccio. 
Era sempre pronta a criticare e a parlare male del prossimo. 
Cosicché non si era mai sposata, o perché non le andava bene l’uomo che di volta in volta le chiedeva di diventare sua moglie, o perché l’innamorato – dopo averla conosciuta meglio – si ritirava immediatamente. 
Era, infatti, molto egoista e fin da piccola non aveva mai aiutato nessuno. Era, inoltre, come ossessionata dalla pulizia. 
Aveva sempre in mano la scopa, e la usava così rapidamente che sembrava ci volasse sopra. 
La sua solitudine, man mano che passavano gli anni, la rendeva sempre più acida e cattiva, tanto che in paese avevano cominciato a soprannominarla “la strega”. 
Lei si arrabbiava moltissimo e diceva un sacco di parolacce. 
Nessuno in paese ricordava di averla mai vista sorridere. 
Quando non puliva la casa con la sua scopa di paglia, si sedeva e faceva la calza. 
Ne faceva a centinaia. Non per qualcuno, naturalmente! Le faceva per se stessa, per calmare i nervi e passare un po’ di tempo visto che nessuno del villaggio veniva mai a trovarla, né lei sarebbe mai andata a trovare nessuno. Era troppo orgogliosa per ammettere di avere bisogno di un po’ di amore ed era troppo egoista per donare un po’ del suo amore a qualcuno. E poi non si fidava di nessuno. Così passarono gli anni e la nostra Befana, a forza di essere cattiva, divenne anche brutta e sempre più odiata da tutti. 
Più lei si sentiva odiata da tutti, più diventava cattiva e brutta. 
Aveva da poco compiuto settant’anni, quando una carovana giunse nel paese dove abitava. 
C’erano tanti cammelli e tante persone, più persone di quante ce ne fossero nell’intero villaggio. 
Curiosa com’era vide subito che c’erano tre uomini vestiti sontuosamente e, origliando, seppe che erano dei re. Re Magi, li chiamavano. Venivano dal lontano oriente, e si erano accampati nel villaggio per far riposare i cammelli e passare la notte prima di riprendere il viaggio verso Betlemme. Era la sera prima del 6 gennaio. Borbottando e brontolando come al solito sulla stupidità della gente che viaggia in mezzo al deserto e disturba invece di starsene a casa sua, si era messa a fare la calza quando sentì bussare alla porta. 
Lo stomaco si strinse e un brivido le corse lungo la schiena. 
Chi poteva essere? Nessuno aveva mai bussato alla sua porta. 
Più per curiosità che per altro andò ad aprire. 
Si trovò davanti uno di quei re. 
Era molto bello e le fece un gran sorriso, mentre diceva: 
“Buonasera signora, posso entrare?”. Befana rimase come paralizzata, sorpresa da questa imprevedibile situazione e, non sapendo cosa fare, le scapparono alcune parole dalla bocca prima ancora che potesse ragionare: “Prego, si accomodi”. Il re le chiese gentilmente di poter dormire in casa sua per quella notte e Befana non ebbe né la forza né il coraggio di dirgli di no. 
Quell’uomo era così educato e gentile con lei che si dimenticò per un attimo del suo caratteraccio, e perfino si offrì di fargli qualcosa da mangiare. Il re le parlò del motivo per cui si erano messi in viaggio. Andavano a trovare il bambino che avrebbe salvato il mondo dall’egoismo e dalla morte. 
Gli portavano in dono oro, incenso e mirra. “Vuol venire anche lei con noi?”. “Io?!” rispose Befana.. “No, no, non posso”. In realtà poteva ma non voleva. Non si era mai allontanata da casa. Tuttavia era contenta che il re glielo avesse chiesto. “Vuole che portiamo al Salvatore un dono anche da parte sua?”. Questa poi… Lei regalare qualcosa a qualcuno, per di più sconosciuto. Però le sembrò di fare troppo brutta figura a dire ancora di no. E durante la notte mise una delle sue calze, una sola, dove dormiva il re magio, con un biglietto: “per Gesù”. La mattina, all’alba, finse di essere ancora addormentata e aspettò che il re magio uscisse per riprendere il suo viaggio. Era già troppo in imbarazzo per sostenere un’altra, seppur breve, conversazione. Passarono trent’anni. Befana ne aveva appena compiuti cento. Era sempre sola, ma non più cattiva. Quella visita inaspettata, la sera prima del sei gennaio, l’aveva profondamente cambiata. Anche la gente del villaggio nel frattempo aveva cominciato a bussare alla sua porta. Dapprima per sapere cosa le avesse detto il re, poi pian piano per aiutarla a fare da mangiare e a pulire casa, visto che lei aveva un tale mal di schiena che quasi non si muoveva più. E a ciascuno che veniva, Befana cominciò a regalare una calza. Erano belle le sue calze, erano fatte bene, erano calde. Befana aveva cominciato anche a sorridere quando ne regalava una, e perciò non era più così brutta, era diventata perfino simpatica. Nel frattempo dalla Galilea giungevano notizie di un certo Gesù di Nazareth, nato a Betlemme trent’anni prima, che compiva ogni genere di miracoli. Dicevano che era lui il Messia, il Salvatore. Befana capì che si trattava di quel bambino che lei non ebbe il coraggio di andare a trovare. Ogni notte, al ricordo di quella notte, il suo cuore piangeva di vergogna per il misero dono che aveva fatto portare a Gesù dal re magio: una calza vuota… una calza sola, neanche un paio! Piangeva di rimorso e di pentimento, ma questo pianto la rendeva sempre più amabile e buona. Poi giunse la notizia che Gesù era stato ucciso e che era risorto dopo tre giorni. Befana aveva allora 103 anni. Pregava e piangeva tutte le notti, chiedendo perdono a Gesù. Desiderava più di ogni altra cosa rimediare in qualche modo al suo egoismo e alla sua cattiveria di un tempo. Desiderava tanto un’altra possibilità ma si rendeva conto che ormai era troppo tardi. Una notte Gesù risorto le apparve in sogno e le disse: “Coraggio Befana! Io ti perdono. Ti darò vita e salute ancora per molti anni. Il regalo che tu non sei venuta a portarmi quando ero bambino ora lo porterai a tutti i bambini da parte mia. Volerai da ogni capo all’altro della terra sulla tua scopa di paglia e porterai una calza piena di caramelle e di regali ad ogni bambino che a Natale avrà fatto il presepio e che, il sei gennaio, avrà messo i re magi nel presepio. Ma mi raccomando! Che il bambino sia stato anche buono, non egoista… altrimenti gli metterai del carbone dentro la calza sperando che l’anno dopo si comporti da bambino generoso”. E la Befana fece così e così ancora sta facendo per obbedire a Gesù. Durante tutto l’anno, piena di indicibile gioia, fa le calze per i bambini… ed il sei gennaio gliele porta piene di caramelle e di doni. È talmente felice che, anche il carbone, quando lo mette, è diventato dolce e buono da mangiare.

31 dicembre 2020

LILLOVE SUMMER

 


LILLOVE SUMMER 2020 Pozzallo.

di Gianni Scala
                  &
Sapienza Giuseppe

 Pozzallo. "Signora, mi scusi, ma qui non siamo al lido Enrique?" chiese
 un'avvenente bagnante passandosi l'indice della mano destra sulle
 labbra rosso vermiglio.
 "Certo che sì" rispose, sorridendole, la Signora bionda somigliante ad
 Anna Oxa.
 "Mi scusi se insisto. Ma cos'è allora questo LILLOVE" continuò la
 bagnante incuriosita da una frase scritta sopra la pedana. 
"È l'amore che tutti noi portiamo per nostro zio Lillo" rispose,
 spostandosi una ciocca di capelli, la donna somigliante alla Oxa.
 A Pozzallo un noto Lido sulla spiaggia Pietre Nere a due passi dalla
 Torre Cabrera è stato dedicato a Borrometi Giovanni detto affettuosamente Lillo.
Lillo era un personaggio singolare che non passava inosservato a Pozzallo, anzi.
Era nato nel 1947, figlio ra za Pasqua e ro zu Giouggi Borrometi, e
deceduto il 18 gennaio 2005 e da ragazzo prendeva già il treno,
destinazione Genova laddove si imbarcava da marinaio e navigava il
mondo.
Da Pozzallo, Lillo appariva e spariva al contempo. 
Indossava pantaloni bianchi, non avorio, né alabastro, ma decisamente
bianchi. Giacca blu, blu colore del suo mare. 
Arrivava nel suo paese e ripartiva, tornava e se ne andava come le
onde del suo mare un tempo navigato dai greci.
Amava la sua Pozzallo, Lillo. 
Passeggiava al Corso e quando incontrava qualche concittadino lo salutava
con un accenno leggero di sorriso.
Era simpatico, buono come un pane di casa, Lillo.
Era umile, aperto e con un cuore tenero. 
Aveva solamente 57 anni quando se ne andò per sempre.
A Pozzallo, ancora oggi, in tanti ricordano una sua frase che ripeteva spesso: 
"Se è veru ca u munnu gira, allura a ma casa a passari ri ca".
 Lillo, personaggio estroverso, ha lasciato un segno del suo passaggio
 a Pozzallo
 Lillo, lo ricordano ancora in tanti come uomo fragile e buono.
Forse non è stato capito dai pozzallesi ma Lillo amava Pozzallo, 
la sua gente e il mare. 
A me piace immaginarlo così oggi, da lassù, dove riposa in pace e
viene svegliato da suo fratello Turiddu.
Turiddu:
"Lillo, tieni"
Lillo: "Ku fu'?" 
Turiddu: "Lillu, iu sugnu, Turiddu"
Lillo: "Turi', cos'è?
" Turiddu: "Un regalo, aprilo" 
Lillo: "Ma io non ho mai spacchettato un regalo"
Turiddu: "Lillu ma tu rapulu" 
Lillo aprì il regalo e sorrise nel pianto.
Dentro la scatola la scritta LILLOVE SUMMER 2020 POZZALLO.
LILLO: "Ma chi mi ha fatto questo omaggio, Turi' 
Turiddu : "I ta niputi. Enrico u figghiu ri nuostru frati Francesco e Luca 
u figghiu ri nuostra suoru Razietta" "Turi' aspettimi ca, ora viegnu" disse Lillo mentre incartava la luna. 
Scese, arrivo' fino al Lido e regalò la luna ai nipoti, piangendo nel
sorriso. 
Sopra la luna una scritta: "Enrico, Luca la luna per realizzare i vostri
sogni. Grazie vi voglio bene, firmato Lillo"

 gs
 La raffigurazione artistica di Lillo è opera degli artisti siciliani Elisa
 Corallo e Saro Iemmolo.

22 dicembre 2020

" Nun siervunu l'ali pì vulari"

 



C'era...di Peppe Galfo

 C'era na naca attaccata a na rama
 unni nu re annacava a rigghina 
 cerunu fogghi pampini r'oru
 misi ammucciati rintra 'n casciuolu
 C'era la luna n mienzu o mari
 tutti li pisci facìa cantari
 c'era nu sceccu truoppu arragghiatu
 vulìa siri cavaddu bardatu.. 
 C'era u baruni setti cammisi 
 c'havia rui figghi lali e tisi
 a lavannera puviredda 
 n'avià una sula truoppu bedda
 C'era a gnà Rosa a la funtana 
 si ci viria tutta a suttana
 c'avìa mpanaru cinu ri ficu
 cu si mangiau nun tu ricu
 C' era na vota la fantasia
 custava picca e tinìa allegria
 ogn'unu era libbiru ri cuntari 
 nun siervievunu l'ali pì vulari. 

Auguri.

19 dicembre 2020

La ragazza cieca


C'era una ragazza cieca che si odiava
perchè era cieca 
Odiava tutti, tranne il suo adorabile ragazzo.
Lui c'era sempre per lei. 
Lei disse che se solo avesse potuto vedere il mondo, 
avrebbe sposato il suo ragazzo. 
Un giorno , qualcuno le donò un paio d'occhi e così 
lei potè 
vedere tutto, incluso il suo ragazzo. 
Lui le chiese "Adesso che puoi vedere il mondo, mi sposerai?" 
La ragazza rimase attonita
quando vide che anche il suo ragazzo era cieco e rifiutò di sposarlo.
 IL suo ragazzo se
ne andò via piangendo e dopo le scrisse una
lettera dicendo " Abbi cura dei miei occhi, mia cara
" Ti amerò per sempre.

13 dicembre 2020

LU MIRACULU DI SANTA LUCIA

 


Mi dissi ma nanna, quann'era nica: 
Ora ti cuntu 'na storia antica".
"Ncapu li ammi mi fici assittari e araciu araciu si misi a cuntari: 
"Ci fu 'na vuta, a Siraùsa 'na caristìa troppu dannusa.
Pani 'un cinn'era e tanti famigghi 'unn'arriniscìanu a sfamari li figghi. 
Ma puru 'mmenzu a la dispiraziuni nun ci mancava mai la divoziuni e addumannavanu a Santa Lucia ca li sarvassi di la caristìa. 
Nu beddu jurnu arrivà di luntanu dintra lu portu siraùsanu 'na navi carrica di furmiendu a liberalli di 'ddu turmentu.
Pi li cristiani la gioia fu tanta ca tutti griravanu "viva la Santa!" Picchì fu grazz' a la so 'ntercessioni ch'avìa arrivatu 'dda binidiziuni. 
Tutti accurrìanu a la marina, ma era furmiendu,
'unn'era farina e cu nu pitittu ch'un facìa abbintari 'un c'era tiempu di iri a macinari.
Pi mettisi subitu 'n'sarvamentu avìanu a cuciri lu stessu furmiendu e pi la forma "a coccia" ch'avìa accuminciaru a chiamalla "cuccìa". 
La bona nova arrivà luntana e pi sta màrtiri siraùsana fu accussì 'ranni la vineraziuni ca fici nasciri 'na tradizioni.
Passà lu tempu di la caristìa e arristà l'usanza, pi Santa Lucia, di 'un fari pani, di 'un cuciri pasta, e di manciari la cuccìa e basta. 
Ma lu sapiemu, cci voli picca e l'usanza di scarsa addivinta ricca. 
A ognunu cci vinni la bedda pinzata di priparalla cchiù elaborata. 
Cu cci mittìa lu biancumanciari e cu vinu cuettu cci vosi 'mmiscari. 
Cu cci vulìa lu meli di ficu e tanti atri cosi ca mancu ti dicu. 
Ma iu vulissi sapiri, a la fini, d'unni spuntaru li beddi arancini? 
E m'addumànnu di quali manu nasciru "panelli e risattianu". 
E amentri ca ma nanna si sfirniciàva, a mia lu stommacu mi murmuriava e mi ricuerdu ca cci 'avissi dittu: "nanna, zittemuni ch'haiu pitittu!"

03 novembre 2020

M/n " TITO CAMPANELLA "



Sono trascorsi 35 anni dal tragico affondamento della "Tito Campanella"
Un mistero sul quale non si è ancora fatta luce. 
Fra le 24 vittime del naufragio del 14 gennaio 1984 anche un biscegliese, Gennaro Simone. 
Oggi, nella memoria storica della comunità, restano pochissimi e sbiaditi ricordi di quell'avvenimento. 
Il tempo, i troppi silenzi e le imperdonabili omissioni sulla vicenda hanno cancellato l'accaduto dalla mente dei biscegliesi.
La "Tito Campanella", appartenente alla compagnia armatrice savonese Alfamar, salpò il 7 gennaio del 1984 dal porto svedese di Oxolesund con destinazione Eleusi, in Grecia. 
L'approdo sulle sponde dello Ionio, nel porto dell'Attica a pochi chilometri da Atene, previsto fra il 23 e il 24 gennaio, non avvenne mai. 
La nave, carica di 20 mila tonnellate di laminati, fece una sosta per il rifornimento nei Paesi Bassi, a Flushing, per ripartire il 12 gennaio. 
Il cargo trasmise le ultime comunicazioni radio il 14 gennaio: «Navigazione regolare nel golfo di Biscaglia. 100 miglia da Capo Villano (estremità della penisola iberica)». 
Tutto avrebbe lasciato presagire un imminente passaggio dall'Atlantico al Mediterraneo. 
Secondo quanto ricostruito dall'inchiesta parlamentare condotta negli anni successivi, le condizioni avverse del mare (forza 8 con onde alte dieci metri per i bollettini dell'epoca) avrebbero provocato uno spostamento delle pesanti lamiere trasportate dalla nave con conseguente sfondamento di alcune paratie dello scafo nella stiva numero 5. 
La falla aperta avrebbe imbarcato tonnellate d'acqua in pochissimi minuti, ragione per cui l'equipaggio non sarebbe stato in grado di attivare le procedure di soccorso. 
Dei 24 occupanti, dal Comandante Luigi Specchi, di La Spezia 36 anni al primo ufficiale Alga Soligo (sua moglie nonché unica donna a bordo), di Viareggio, 33 anni fino al biscegliese Gennaro Simone, di 33 anni residente in vico Anchella come riportato da "L'Unità" il 23 gennaio 1984, più nessuna notizia. 
2° Ufficiale Marco Certone, 
di Genova, 40 anni 
Ufficiale radiotelegrafista Giovanni Dorati 
di Albissola, 50 anni 
Direttore di macchina Carlo Volpe, 
43 anni 
1° Macchinista Antonio Gaggero 
di Siracusa, 60 anni 
2° Macchinista Giovanni Azzarelli 
di Pozzallo, 28 anni 
Nostromo Onofrio De Candia
di Molfetta, 50 anni 
Franco Pasci Siliqua               
di Cagliari, 30 anni
Vincenzo Vallone                      
di Tropea 27 anni 
Giuseppe Cappiello  
di Meta di Sorrento, 20 anni 
Domenico Daniele           
di Mola di Bari, 25 anni 
Nicola Fiordalisio            
di Mola di Bari, 36 anni 
Salvatore Castorelli  
di Scoglitti Ragusa 23 anni
Carmelo Bagnato                 
di Nicotera, 24 anni 
Pietro Lacchini 
di Porto Santo Stefano, 44 anni 
Gianni Cerrutti      
di Marina di Carrara, 48 anni 
Raffaele Petruzzelli            
di Monopoli, 27 anni 
Gennaro Simone                 
di Bisceglie, 33 anni 
Marco Incorvaia                    
di Savona, 23 anni 
Silvano Alicante                
di La Spezia, 54 anni 
Michele Paciullo                   
di Brindisi, 25 anni 
Francesco Fusato    
di Genova, 35 anni Tecnico
Tomislav Baus, 
cittadino jugoslavo residente a Genova. 
La Commissione d'indagine amministrativa nominata dal ministro della marina mercantile concluse i suoi lavori nel 1986: 
«La "Tito Campanella" è colata a picco a causa dello spostamento del carico». 
Costruita nei cantieri Ansaldo di Livorno e varata il 25 giugno del 1961, la nave (con le 24 persone a bordo) è stata inghiottita dal mare e soprattutto dall'indifferenza. 
Nonostante i 175 metri di lunghezza, i 21 di larghezza e le 13342 tonnellate di stazza lorda. 
Cosa possa essere accaduto davvero sarà sempre più complicato accertare. 
Tutte le richieste di individuazione e recupero del relitto sono state disattese, fosse anche per stabilire il punto esatto in cui la nave è affondata (forse verso il Marocco, 
davanti a Capo Finisterre). 
E i familiari dei 24 membri dell'equipaggio si chiedono ancora il perché di tutto ciò. 
Le illazioni, in quegli anni ancora segnati da forti conflitti ideologici, si sono sprecate. 
Un ex motorista (il fiorentino Fabio Bruni), dichiarò nel 1988 al quotidiano La Repubblica che la "Tito Campanella" avrebbe trasportato, in passato, mitragliatrici di fabbricazione sovietica, gas nervino e materiale radioattivo, che fu contattato anche per quel viaggio ma decise di tornare a terra. 
Circostanze mai verificate perché l'uomo non rilasciò alcuna testimonianza nel corso del processo che si chiuse con l'assoluzione in appello degli imputati. 
Un'unità argentina ritenne di aver ricevuto un messaggio dalla nave italiana: 
«Abbiamo superato lo stretto di Gibilterra».
È quasi sicuro che il cargo non abbia mai segnalato avarie né lanciato Sos. 
I dubbi sull'affidabilità e l'efficienza del mezzo hanno caratterizzato fin dal primo momento tutte le inchieste e i reportages giornalistici, in cui furono presi in considerazioni gli esiti di una perizia svedese del dicembre 1983. 
Resta un fitto mistero, che presta ancora il fianco, a distanza di 35 anni, a qualsiasi ipotesi di intrigo internazionale riguardo l'affondamento della "Tito Campanella". 
Fra le poche e amare certezze, purtroppo, il sacrificio di 24 vite umane, fra cui un biscegliese dimenticato: Gennaro Simone. 
Questa città dovrebbe recuperare la memoria per omaggiare un suo caduto sul lavoro in uno degli episodi più oscuri della storia della marina mercantile italiana.

Biagia - Silvana ❤ La Storia di Pozzallo_3 Silvana La Pira_3

                         - Silvana La Pira -

anticamacina

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